Quaderno primo/3. Il trionfo della ragione sistemica.
 (capitolo Sei del manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, volume I,
G. D'Anna, Messina-Firenze. L'indicazione vedi manuale rimanda
alla pagina di questo volume)


Introduzione.
Aristotele discepolo di Platone e maestro di Alessandro.
Alla morte di Platone (347 avanti Cristo), Aristotele frequentava
l'Accademia da circa vent'anni (da quando aveva diciassette anni!)
e probabilmente era anche l'allievo pi promettente. Ma Platone
indic come suo successore il nipote Speusippo; non  da escludere
che tra maestro e discepolo fossero sorte divergenze sul piano
strettamente filosofico, come sembra di capire dal primo libro
della Metafisica. In quello stesso anno Aristotele si allontan da
Atene. La sua decisione fu sicuramente influenzata anche dal clima
antimacedone: gli attacchi di Demostene alla Macedonia non
potevano certo lasciare indifferente chi, come Aristotele, era
nato e cresciuto alla corte di Filippo.
Aristotele torn ad Atene soltanto nel 335, quando ormai
l'egemonia macedone si era imposta con la battaglia di Cheronea
(338 avanti Cristo) e con la distruzione di Tebe da parte di
Alessandro, succeduto al padre Filippo l'anno precedente. Mentre
Alessandro partiva per l'Oriente, Aristotele, che era stato il suo
precettore, si sent abbastanza sicuro e ritenne di poter fondare
ad Atene la sua scuola: il Liceo. Le tensioni interne alla plis
condizioneranno comunque la sua permanenza e il suo lavoro fino
alla morte di Alessandro Magno (323 avanti Cristo). La rivolta
antimacedone che ne segu, port Aristotele alla decisione di
abbandonare Atene ancora una volta; risoluzione presa - cos
sembra egli abbia affermato - per impedire agli Ateniesi di fare a
lui quello che avevano fatto a Socrate (contro di lui era infatti
stata presentata una formale accusa di empiet). Mor l'anno
seguente

Aristotele e i sofisti.
Il meteco Aristotele, a cui non venne data la possibilit di
succedere a Platone come scolarca dell'Accademia e che critic
duramente il maestro sulla dottrina delle Idee, ne  per certi
aspetti il vero continuatore del pensiero. Anch'egli, come
Platone, era convinto che i sofisti e le scuole di retorica del
suo tempo non facessero vera filosofia, come invece pretendevano.
Nelle Confutazioni sofistiche egli afferma:  La sofistica 
infatti una scienza apparente e non reale e il sofista  un
individuo che cerca di trarre guadagno da una sapienza apparente,
ma non reale (165a 21-22). Come Platone, Aristotele riteneva poi
che il filosofo avesse il compito e il dovere di dimostrare il
carattere non filosofico della sofistica, contrapponendo alle tesi
relativiste, fondate sulla dxa, un sapere epistemico. Egli per
valutava il tentativo platonico (la scoperta del mondo delle Idee)
come poco convincente, e s'impegn a percorrere una via nuova,
quella degli studi di logica. Le regole della logica, a cui si era
dedicato con grande interesse, permettevano di elaborare, secondo
Aristotele, tecniche di dimostrazione cos solide e convincenti da
rendere evidente che il modo sofistico di confutare si basava su
paralogismi - cio su errori di ragionamento - e su processi
deduttivi non corretti - su sillogismi non dimostrativi, ma
eristici - (vedi lettura 5). Egli inoltre afferm per primo in
maniera esplicita che il fondamento della logica (del pensiero
umano)  il principio di non contraddizione, che confuta alla
radice la pretesa dei sofisti di poter sempre contrapporre a un
lgos un altro lgos. Anche gli studi sulla definizione furono da
lui utilizzati per dimostrare che i sofisti potevano arrivare a
conclusioni relativistiche solo al prezzo di ragionamenti
formalmente scorretti.
Per quanto riguarda la morale Aristotele tenne conto dei risultati
a cui la sofistica era pervenuta, fino al punto di negare la
possibilit di una scienza morale. Nello stesso tempo per l' ordo
entis, cio la struttura della realt che egli aveva elaborato e
descritto nella metafisica, gli venne in soccorso e pot cos con
sicurezza stabilire i gradi di moralit e una gerarchia delle
virt. Infatti Aristotele afferma che la virt etica non  il
massimo traguardo possibile per l'uomo, ma questa ha sopra di s
le virt dianoetiche e al vertice la contemplazione (il
theoretiks bos), che avvicina gli uomini al modo di essere della
divinit, inteso come un theoretiks bos allo stato puro, nesis
noseos, pensiero che pensa se stesso come perfezione (Metafisica,
1074b 35)

